domenica 31 ottobre 2010

Nel blu. Dipinto di blu.

FOTO: usadifranci

La mattina ci alziamo col sole.
L’acqua trasparente ci invita.
Maschera.
Pinne.
Boccaio.
E via.

Ci immergiamo nel mondo incantato.
Regno di roccia e vita.
Nella foresta di coralli vivono animali di ogni forma e colore.
Migliaia di pesci dalle pinne gialle mi circondano.
Pesci arcobaleno.
Pesci juventini.

Un’ombra si avvicina.
Un’enorme e nera ombra. Dall’aria poco raccomandabile. Viene a darmi un’occhiata.
Non preoccuparti. È amichevole.
Dubbiosa allungo la mano.
E accarezzo il meraviglioso velluto del pacifico mostro.

Più avanti mi imbatto in una tartaruga.
Magnifica ed elegante nel suo elemento.
Mi guarda incuriosita.
Ancora una volta allungo la mano.
Ed accarezzo la regina della barriera corallina.
Rimane li a farsi ammirare.
Incuriosita.

Tornati a bordo ci accoglie il profumo del bacon.
E delle uova.

Ah. Quanto mi manca il caffè.

sabato 30 ottobre 2010

Volareeeee. Oooo.

Da lassù il mondo è piccolo.
Meraviglioso.
Così lontano. E vicino.

E Fraser Island è incantata.





Incontri. E statistica.

Piccola considerazione statistica.
In Germania ci sono ottanta milioni di abitanti.
In Italia siamo in sessanta milioni.

Secondo un chiaro e lineare ragionamento logico per ogni italiano che incontro in Australia dovrei incontrare un tedesco e mezzo. Un tedesco. Un braccio. E tre gambe.
Facciamo due tedeschi interi per comodita'.
Hanno anche l’aggravante della madrepatria fredda e piovosa.
E tutto il diritto di infestare le calde coste australiane.

Ma in questi due mesi ho incontrato:
Quattro italiani.
Ventisette tedeschi.
Quarantadue inglesi.
E un numero non precisato di olandesi. Almeno una sessantina.
E loro sono solo sedici milioni.

C’è qualcosa che non mi torna in questi numeri.

Noi italiani non siamo un popolo di viaggiatori.
No. Noi emigriamo direttamente.
Abbandonando un paese che non ci merita. Svuotandolo dei suoi talenti.

Semplice rassegnazione. O puro realismo?
Vi prego illuminatemi.

venerdì 29 ottobre 2010

Paradiso tropicale.

FOTO: usadifranci

Whitsundays Islands.
Settanta quattro perle disseminate nell’acqua cristallina.
Gioielli tropicali.

Scogliere a picco sul mare.
Ricoperte di imponenti abeti.
Quindici metri di adrenalinici tuffi. Ai quali rinuncio volentieri.

Bianche. Interminabili spiagge.
Che si muovono con le maree.
In cui lo sguardo si perde.

Joe vive sulla sua barca.
Cinquantadue piedi. Due alberi.
Ormeggiata nel porto di Airlie Beach.

Sotto un cielo che cambia colore.
Mentre le stelle si affacciano sul mare.
Mangiamo.
Cous cous ai funghi e frutti di mare.
(Questa volta mi son proprio superata.)
Una birra.
E parliamo di mare. Di viaggi. D’amore.

Sotto cielo trapuntato di stelle.
Mentre la barca fende l’oscurità.
Ti penso.

giovedì 28 ottobre 2010

La capitale dei manzi.


Chiudete gli occhi.
Lasciate volare la vostra immaginazione.
Musica di sottofondo.
(Ennio Morricone per la precisione.)

I nostri impavidi eroi compaiono.
In sella a Carlos. The huge gay car.
Bianco e polveroso come non mai.

I volti dei nostri impavidi eroi esprimono tutta la sofferenza nel lasciarsi alle spalle l’amato surf. E al contempo la gioia per le nuove avventure che li aspettano.
Con movimenti lenti e precisi i due eroi attraversano il Tropico del Capricorno.
Gocce di sudore imperlano la loro fronte.
Per il caldo.
E la fatica del viaggio.

Rockhampton. Cittadina di frontiera.
Primo avamposto dell’outback.
Capitale australiana dei manzi.

E poi di nuovo in marcia.
Per sette lunghissime ore.
Asfalto.
Nero. E fumante.
Cicatrice nella campagna.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il viaggio dentro se stessi.


Dopo due mesi. Tra la sabbia ed il mare. Ancora non so com’è nata l’idea di questo viaggio.

Si è chiuso un capitolo della mia vita.
Sono ufficialmente disoccupata.
Alla ricerca del mio futuro. E di una collocazione nel mondo.

E mi son voluta ritagliare uno spazio tutto mio.
Per esplorare me stessa. Ed imparare a conoscermi.
Ed amarmi.

A modo mio.

Ho tutto il tempo del mondo per pensare.
Al passato. Al futuro.
Godendomi il presente.

Scrivere questo blog.
Soffermarmi. Pensare alle parole. Ripensare. Condividere.
Non mi consente di perdermi neanche un’emozione. Di ignorarla.

Mi metto in gioco.

C’è chi mi aspetta a casa.
E chi aspettava di incontrarmi. E mi cambia la giornata.
Con un sorriso. Una parola. Una storia.

Ed ogni giorno ripenso a quel piccolo momento di follia.
Quel lampo di genio.
Che mi ha cambiato la vita.

lunedì 25 ottobre 2010

Ultime onde.

Agnes Water è l’ultimo baluardo degli indomiti surfisti.
Prima che l’orribile e cattivissima barriera corallina uccida ogni onda.

L’ostello è un covo di irrinunciabili surfers. Che non riescono a dire addio all’ultima onda.

Full moon party.
Raggiungiamo silenziosi la spiaggia. Guidati dalla sola luce della luna piena.
L’atmosfera è irreale.

Un fuoco scoppietta felice.
Lanciando scintille che vanno a confondersi con le stelle.
Rane e grilli fanno a gara per coprire il rumore delle onde.

Il mare è gelido.
E risplende di luce lunare. Come se fosse stregato.
Entriamo pian piano nell’acqua nera e scintillante. Con le nostre tavole.
Senza poter vedere la pericolosa vita che scorre la sotto.

Ma questo rende l’ultima onda ancora più eccitante.