Ci sono alcune città che odi a pelle.
Senza alcun motivo.
Senza aver bisogno di nessuna scusa.
Cairns è una di quelle.
Forse sono solo stufa.
Stanca del mare. Del dolce far niente. Della costa Est.
Con gli occhi troppo pieni di meraviglia per aver voglia di esplorare anche queste.
Forse è il caldo.
I trentadue gradi all'ombra fiaccano anche lo spirito più avventuroso.
Forse sono le meduse.
Che infestano le coste. Pericoli mortali e trasparenti.
Che non permettono di rinfrescarsi le idee.
Forse è la burocrazia.
La ricerca di una nuova famiglia per Carlos ed Elvira. Che mi rendono malinconica.
Forse è l'anima commerciale di questa città.
I negozi dozzinali. I souvenirs. L'omologazione.
Che non mi affascinano.
O forse sono solo io.
E i miei malumori periodici.
Ed i miei capelli troppo lunghi.
Forse un bel taglio di capelli mi aiuterebbe.
Si.
Decisamente.
Un bel taglio di capelli è quello che ci vuole.
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mercoledì 3 novembre 2010
lunedì 1 novembre 2010
L'isola magnetica.
Io sono una ragazza cittadina.
Amo Milano.
Il traffico. E lo smog.
La metro sovraffollata.
E il freddo che ti entra dentro le ossa.
Non riesco a capire come mi sia lasciata trascinare in questo bush walking.
Da Craig.
E dal nuovo compagno di avventure.
Toni. Canadese.
Con una sfrenata passione per i volatili.
Scaliamo le montagne come allegre caprette.
Caprette in infradito. Ovviamente.
Sotto il sole impetuoso dei tropici.
Alla scoperta dell’antico forte che domina l’isola.
Risalente al lontano mille novecento quaranta due.
Magnetic Island deve il suo nome ad una bussola rotta.
Ma conserva intatto il suo fascino magnetico.
Tra baie mozzafiato.
Koala.
E wallabies. Piccoli cugini dei miei amati canguri.
Amo Milano.
Il traffico. E lo smog.
La metro sovraffollata.
E il freddo che ti entra dentro le ossa.
Non riesco a capire come mi sia lasciata trascinare in questo bush walking.
Da Craig.
E dal nuovo compagno di avventure.
Toni. Canadese.
Con una sfrenata passione per i volatili.
Scaliamo le montagne come allegre caprette.
Caprette in infradito. Ovviamente.
Sotto il sole impetuoso dei tropici.
Alla scoperta dell’antico forte che domina l’isola.
Risalente al lontano mille novecento quaranta due.
Magnetic Island deve il suo nome ad una bussola rotta.
Ma conserva intatto il suo fascino magnetico.
Tra baie mozzafiato.
Koala.
E wallabies. Piccoli cugini dei miei amati canguri.
domenica 31 ottobre 2010
Nel blu. Dipinto di blu.
La mattina ci alziamo col sole.
L’acqua trasparente ci invita.
Maschera.
Pinne.
Boccaio.
E via.
Ci immergiamo nel mondo incantato.
Regno di roccia e vita.
Nella foresta di coralli vivono animali di ogni forma e colore.
Migliaia di pesci dalle pinne gialle mi circondano.
Pesci arcobaleno.
Pesci juventini.
Un’ombra si avvicina.
Un’enorme e nera ombra. Dall’aria poco raccomandabile. Viene a darmi un’occhiata.
Non preoccuparti. È amichevole.
Dubbiosa allungo la mano.
E accarezzo il meraviglioso velluto del pacifico mostro.
Più avanti mi imbatto in una tartaruga.
Magnifica ed elegante nel suo elemento.
Mi guarda incuriosita.
Ancora una volta allungo la mano.
Ed accarezzo la regina della barriera corallina.
Rimane li a farsi ammirare.
Incuriosita.
Tornati a bordo ci accoglie il profumo del bacon.
E delle uova.
Ah. Quanto mi manca il caffè.
venerdì 29 ottobre 2010
Paradiso tropicale.
Whitsundays Islands.
Settanta quattro perle disseminate nell’acqua cristallina.
Gioielli tropicali.
Scogliere a picco sul mare.
Ricoperte di imponenti abeti.
Quindici metri di adrenalinici tuffi. Ai quali rinuncio volentieri.
Bianche. Interminabili spiagge.
Che si muovono con le maree.
In cui lo sguardo si perde.
Joe vive sulla sua barca.
Cinquantadue piedi. Due alberi.
Ormeggiata nel porto di Airlie Beach.
Sotto un cielo che cambia colore.
Mentre le stelle si affacciano sul mare.
Mangiamo.
Cous cous ai funghi e frutti di mare.
(Questa volta mi son proprio superata.)
Una birra.
E parliamo di mare. Di viaggi. D’amore.
Sotto cielo trapuntato di stelle.
Mentre la barca fende l’oscurità.
Ti penso.
giovedì 28 ottobre 2010
La capitale dei manzi.
Chiudete gli occhi.
Lasciate volare la vostra immaginazione.
Musica di sottofondo.
(Ennio Morricone per la precisione.)
I nostri impavidi eroi compaiono.
In sella a Carlos. The huge gay car.
Bianco e polveroso come non mai.
I volti dei nostri impavidi eroi esprimono tutta la sofferenza nel lasciarsi alle spalle l’amato surf. E al contempo la gioia per le nuove avventure che li aspettano.
Con movimenti lenti e precisi i due eroi attraversano il Tropico del Capricorno.
Gocce di sudore imperlano la loro fronte.
Per il caldo.
E la fatica del viaggio.
Rockhampton. Cittadina di frontiera.
Primo avamposto dell’outback.
Capitale australiana dei manzi.
E poi di nuovo in marcia.
Per sette lunghissime ore.
Asfalto.
Nero. E fumante.
Cicatrice nella campagna.
venerdì 22 ottobre 2010
Sacrificio d'amore.
questo è per me.
Originally uploaded by usadifranci
E della sua giovane sposa. Innamorata dell’arcobaleno.
Una sera il marito la scopre. Sulla spiaggia. A fissare il suo amato.
Ed in preda alla gelosia scaglia il suo boomerang per ucciderla.
Ma l’arcobaleno dall’alto del cielo vede tutto.
Si sacrifica per lei.
E colpito dall’arma letale piove sull’isola.
Regalandole i suoi colori.
Il bianco purissimo della sabbia del Lago Mac Kinzie.
Che per qualche misteriosa ragione ha lo stesso ph della nostra pelle.
Chiaro e trasparente. Riflette l’azzurro del cielo.
E lascia la pelle liscia e meravigliosamente idratata.
Il Red Canyon.
E quello dorato.
La spiaggia rosa.
La foresta verde e rigogliosa.
E l’azzurro del mare.
Dall’alto. Sul nostro aeroplanino ci godiamo ogni sfumatura di questo magico sacrificio d’amore
mercoledì 20 ottobre 2010
Fraser Island. Sono viva.
L’omino del tempo che vive sulle nuvole.
E che ultimamente aveva deciso di rendermi la vita impossibile.
Ha deciso di volermi bene di nuovo.
E mi ha regalato tre splendidi giorni di sole.
Caldo.
Meraviglioso.
Assoluto sole.
Fraser Island.
Cento venti chilometri di pura sabbia.
Sulla quale la Natura ha deciso di sfidare i suoi limiti.
Foreste pluviali.
Laghi immensi e purissimi.
Canyon sabbiosi dai mille colori.
L’isola si può esplorare solo con il fuoristrada.
E per una volta decidiamo di prendercela comoda. E farci guidare.
Da bravi turisti dividiamo quest’esperienza unica con altri diciannove bravi turisti.
Questo è il relitto di una nave giapponese.
Click. Click.
Bagno veloce nella piscina di Champagne.
Pranzo al sacco.
Guardate un dingo.
Click. Click.
Scaliamo Indian Head sotto il sole delle due.
Imprecando ad ogni passo.
Ma la sopra. Sull’orlo del precipizio la vista è da togliere il fiato.
L’Oceano. Come un pavone vanitoso. Sfoggia tutte le tonalità d’azzurro a sua disposizione.
E osservando le tartarughe far capolino tra le onde. Tutto il resto sparisce.
E sono li.
Sola.
Sull’orlo della meraviglia.
giovedì 14 ottobre 2010
Let's go clubbing.
Venerdì 8 ottobre 2010
Carol non esce molto la sera.
Preferisce ritrovarsi con gli amici. Ma ci porta a scoprire la vita notturna di Brisbane.
Nella Valley.
Un’ampia via. Costeggiata di locali ed insegne luminose.
Pub. Discoteche. Clubs.
Sotto una pioggia leggera passiamo da un locale all’altro. A caso.
Primo tentativo.
Alle pareti schermi. Davanti ai quali passano le loro serate i videogame-addicted.
Una birra. E via di nuovo.
Il locale accanto.
Rosso e oro. Palloncini adornano il soffitto. E mangiatrici di fuoco in corsetto dilettano il pubblico.
Una birra. E via.
Attraversiamo la strada.
Atmosfera anni sessanta. Sul palco otto ragazzi dall’aria innocente come i Beatles degli esordi danno libero sfogo al loro talento inespresso. Ognuno secondo il proprio ritmo. In una cacofonia indescrivibile.
Una birra e via.
Per lo spuntino di mezzanotte.
Salsa di melanzane. E pane. Alla greca.
sabato 9 ottobre 2010
Brisbane per turisti.
Brisbane e' una bella donna australiana.
Calda. Umida. Tropicale.
Con un'impronta moderna.
Banani. Palme. Case dal vago sapore coloniale si confondono con i palazzi futuristici.
I colori accesi. E le forme geometriche.
Il fiume scorre lento attraverso la città'. Pigro pitone.
Nella city ampie piazze.
In cui i vecchi palazzi europei strizzano l'occhio alle giovani costruzioni moderne. Provocanti e fantasiose.
Più' a sud. In un'ansa del fiume sorge il centro culturale. Cuore pulsante della città'.
Galleria d'arte moderna. Biblioteca nazionale. Museo della scienza. Teatro.
Enormi vetrate. Fontane. E giardini.
In un corridoio buio. D'improvviso tre enormi balene cantano le loro struggenti melodie. Richiami d'amore lontani.
Proseguendo ad est. Lungo il fiume.
Sorgono i giardini tropicali.
Dentro cui si nascondono bar e ristoranti etnici.
Ed un'enorme piscina salata.
Palme. Bagnini. Ed una spiaggia dorata.
Volere e' potere.
giovedì 7 ottobre 2010
Surfers Paradise. Un nome. Una leggenda.

FOTO: usadifranci
È proprio vero.Non ci sono più i giovani di una volta.
Da quando c’è l’euro poi. I prezzi sono raddoppiati.
E non ci sono più neanche le mezze stagioni.
Abbandoniamo il NSW. E iniziamo il nostro viaggio attraverso il Queensland sotto il diluvio.
Acqua. Fulmini. Tempesta.
Il giorno dopo un sole impetuoso ci accompagna a scoprire la città.
Surfers Paradaise.
Pacchiana Mecca dei surfisti australiani.
Terra della cuccagna.
Paese dei balocchi.
Enormi grattacieli dominano la spiaggia.
In centro fast food per ogni gusto.
E la notte.
Luci e colori. Consumazioni gratuite. E donnine desnude.
Attirano i turisti nei loro locali come api al miele.
Decido da farmi tentare anche io.
Ho un debole segreto per le consumazioni gratuite.
Vanity.
Le ragazze sono decisamente svestite.
Ed io. Con i miei jeans. E le mie bretelle. Sono decisamente fuori luogo.
Ma riesco ad entrare comunque.
Forse perché in un raro momento di lucidità ho deciso di sostituire le infradito con un paio di ballerine.
Superati i controlli è d’obbligo la visita ai bagni.
Sorpresa.
Immensa stupore.
E meraviglia.
I bagni sono dotati di ben ventisette gabinetti.
Ventisette.
Li ho contati due o tre volte per essere sicura.
E ci sono pure una piastra. Un’arricciaspiccia.
E una vasta collezione di profumi. E trucchi.
Oltre che computer. Con libero accesso ad internet.
Devo ammettere che i bagni del Vanity sono un posto decisamente più chic e costoso della maggior parte dei posti che frequento generalmente.
lunedì 4 ottobre 2010
La politica del si.

La mia politica è dire si.
A qualsiasi proposta. A qualsiasi evento.
E difficilmente me ne sono pentita.
(Detta così suona piuttosto male. Lo ammetto.
Ma non sono ammessi pensieri maliziosi.
Per nulla.)
Domani suona Busta Rhymes. Vieni?
La Ryanair vende biglietti a cinque centesimi. Andiamo a Praga tra diciotto mesi e trentasei giorni. Sei dei nostri?
Mostra gratuita di spille da balia in ceramica indiana traforate a mano. Andiamo?
Corso di danza del ventre. Lo facciamo?
Fiaccolata contro l'omofobia alle tre di notte del giorno prima del tuo esame?
La mia risposta sarà sempre si.
Portafoglio permettendo. Ovviamente.
E in un modo o nell'altro non me ne sono mai pentita.
Una sera a Byron Bay. Non sai cosa fare.
C'è un concerto. Venti dollari. Andiamo?
La risposta è scontata.
Ash Grunwald.
Funky. Blues.
Con contaminazioni elettroniche.
Suonano con il sorriso sulle labbra.
E tanta passione.
E' bello scoprire qualcosa di nuovo.
Mischiandosi alla folla in delirio.
Ballando fuori tempo.
Sorridendo.
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domenica 3 ottobre 2010
Mai sottovalutare il cielo.
La pioggia ci segue. Senza pietà.
Piove. E se non piove minaccia di piovere.
Avevo sottovalutato il fattore clima sub-tropicale.
Piove tutta la notte.
La mattina splende il sole. Un soffio di vento. E tutto cambia.
Una goccia. Due. Tre.
Piove.
Diluvia.
E il meteo non promette nulla di buono.
Rischio inondazioni.
Siamo bloccati a Byron Bay.
Craig sorride felice. Si sente a casa. Vago profumo d’Inghilterra.
Io impazzisco.
Nell’attesa che passi la tempesta.
Piove. E se non piove minaccia di piovere.
Avevo sottovalutato il fattore clima sub-tropicale.
Piove tutta la notte.
La mattina splende il sole. Un soffio di vento. E tutto cambia.
Una goccia. Due. Tre.
Piove.
Diluvia.
E il meteo non promette nulla di buono.
Rischio inondazioni.
Siamo bloccati a Byron Bay.
Craig sorride felice. Si sente a casa. Vago profumo d’Inghilterra.
Io impazzisco.
Nell’attesa che passi la tempesta.
lunedì 27 settembre 2010
Nimbin. Nuova Gomorra.
24 Settembre 2010
Il diluvio universale. Incombe su Nambin.Per lavare via l’odore di incenso. Ed illegalità che si respira.
Piove.
Come non ho visto mai.
Con rabbia. Ed elettricità.
Piove.
Sull’emporio arcobaleno.
Sul museo della mariujana.
Piove sui dreadlocks. E sui suonatori ai lati della strada.
Ci rifugiamo nella galleria d’arte locale.
Rimarrei ore a fissare le tele psichedeliche.
I paesaggi astratti. Ed irreali. Dentro i quali vorresti tuffarti.
Piove.
E sono felice. Ed elettrica.
Piove.
domenica 26 settembre 2010
Byron. Poeta maledetto.
Alle quattro e mezza suona la sveglia.
Mi guardo attorno stupefatta. Prima di ricordarmi che la notte prima abbiamo deciso di andare a vedere l’alba.
Il faro di Byron Bay è il punto più ad est di tutta l’Australia.
Questa mattina siamo i primi ad ammirare la nascita del nuovo giorno.
Oro ed arancio.
Con qualche punta di rosa. Qua e la.
E mentre le onde s’infrangono fragorose contro la scogliera.
Vorrei condividere questa magia con qualcuno che non c’è.
Raccatto i miei sentimentalismi.
Alla ricerca di un meritato caffè.
A quest’ora la città è splendida.
Vuota e muta.
Colma di sole nascente.
Sorseggiando il migliore caffè che abbia trovato agli antipodi.
Osservo la città popolarsi.
Le caffetterie riempirsi di sedie e tavolini.
Le botique aprire le vetrine.
Le macchine iniziare il loro personale viaggio.
Byron Bay ha un misterioso fascino. Poetico e vischioso.
Attesa.
Forse questa è la parola giusta.
La sensazione è quella.
Attesa.
Continua attesa. Che qualcosa accada. Prima o poi.
Facciamo armi e bagagli.
E lasciamo questa dolce ragnatela. In qui sembra che tutti amino perdersi.
sabato 25 settembre 2010
Benvenuti a Byron Bay.
Dopo quattro giorni di surf. Stremati.
Proseguiamo la nostra scalata verso nord.
È incredibile come l’atmosfera cambi.
Byron Bay è una della città più famose della East Coast.
Strano miscuglio di surfisti. E dreadlocks.
Si respira un’aria di relax. Dolce e appiccicosa.
Terribilmente contagiosa.
L’ostello.
Un ballatoio sulla piscina.
Piove ancora.
Ma i ragazzi dentro l’idromassaggio sembrano non farci caso.
Stanca. Mi riprometto di fare la brava.
Cucinarmi qualcosa. Non parlare con nessuno. E buttarmi nel letto alle nove.
Per recuperare le energie.
Ma a quanto pare non sono tanto brava a mantenere le promesse.
Alle due siamo ancora qui.
Quattro chiacchiere.
Del vino.
Non ho dovuto neanche cucinare.
Chi ti offre uno spicchio di pizza.
Chi una mela.
E per entrare nello spirito giusto. Domani hop una lezione di yoga!
Auuummm.
mercoledì 15 settembre 2010
Foresta tropicale. Ed ombrelli.
Martedì 14 Settembre 2010
Piove.Giornata ideale per la foresta pluviale.
Alberi. Felci. Palme.
Che si intrecciano in un groviglio pulsante di vita. Attraverso cui è impossibile penetrare.
Qua anche la luce è clandestina. E fatica a farsi largo.
I suoni si rincorrono tra loro. Perdendosi nel nulla.
Cinguettio tra gli alberi. Così classico. Ed esotico.
Lo scricchiolare della ghiaia sotto i piedi.
Mi perdo anche io. In contemplazione del tutto.
Ci pensa Craig a riportarmi alla realtà. Con uno dei suoni più naturali e selvatici che gli esseri umani hanno a loro disposizione.
Uno squarcio nella vegetazione. Il sole si affaccia.
Cascate. Dietro cui puoi nasconderti.
Riprende a piovere.
Diluviare per la precisione.
Per qualche oscuro motivo siamo anche provvisti di ombrello.
Ma rientriamo ugualmente fradici all'ostello.
Diluvio tropicale-ombrello britannico.
2-0.
lunedì 13 settembre 2010
Cinquecento
Ti regalo le stelle We present the stars
Originally uploaded by katyefamy
Vnererdì 10 Settembre 2010
E sabato.
Una settimana.E sabato.
Cinquecento chilometri.
Ce la stiamo prendendo comoda.
La temperatura inizia a salire.
La gente comincia a dimenticarsi le scarpe a casa.
A volte anche la maglietta.
A Coffs Harbour lasciamo Stefan al suo destino.
E riprendiamo col couch surfing.
A casa di veri surfisti.
Bobby. Ventisei anni. Ingegnere ambientale.
E Daniel. Vent’anni. Studente.
Biondissimi. Bruciati dal sole. E dal sale.
Ci portano a sentire degli amici che suonano.
Un bicchiere di vino.
Due. Tre. Quattro.
Rimaniamo a dormire nel camper. Nel bel mezzo del nulla.
Sotto un meraviglioso cielo stellato.
Come non l’ho visto mai.
La mattina ci svegliano i raggi del sole.
Indossiamo la muta.
E riprendo la mia battaglia personale contro le onde.
I numerosi lividi sulle mie ginocchia dimostrano il mio misero fallimento.
E il sorriso stampato sulla mia faccia la gioia della battaglia.
giovedì 9 settembre 2010
Surfer Girl
Martedì 7 Settembre 2010
Mi infilo a fatica dentro la muta aderente.Sono terribilmente sexy ricoperta di plastica nera. Con un’enorme tavola da surf sottobraccio.
Paul. Il nostro istruttore.
Sorriso smagliante. Abbronzatissimo. Capello lungo che gli casca ribelle sugli occhi. Sessantadue anni. Non è esattamente il surfista che sognavo.
Ma è terribilmente bravo.
Poche parole.
Poi subito in acqua ad affrontare le onde.
Sdraiati sulla tavola. Senti arrivare l’onda. Ti lasci trasportare.
Fin qui tutto bene.
Il problema è alzarsi.
Ci provo una volta.
Due.
Tre.
Pensi troppo ragazza mia.
Spegni il cervello.
Facile a dirsi.
Ma ad un certo punto.
L’onda tuona dietro di te. La senti tutt’intorno.
La schiuma bianca sotto di te.
Veloce. Velocissima.
E ad un certo punto ti accorgi che sei in piedi. Sulla tua tavola rossa.
Dopo due ore non voglio più smettere.
Ancora una. È l’ultima promesso.
Dai. Dai. Dai.
Stasera ogni singolo muscolo cercherà di farmela pagare. Lo so.
Ma comunque non riesco a togliermi quel sorriso idiota dalla faccia.
mercoledì 8 settembre 2010
Pinocchio. E i suoi nefandi effetti collaterali.

Immagine presa da qui
Lunedì 6 Settembre
Il gommone si allontana veloce dalla costa.
Il vento freddo cerca di farsi strada tra i vestiti. Punge le guance. E scompiglia i capelli.
Cavalchiamo le onde.
Veloci.
Sperduti in mezzo all’Oceano.
In questa terra la natura è ancora padrona indiscussa.
Vento. Mare. Terra. Fuoco. Bestie feroci.
Quando avvistiamo le balene. Piccoli punti lontani. È comunque un’emozione incredibile.
Scruti il mare.
Infinita massa azzurra.
Attendi paziente.
Loro sono li lontane. E ti salutano. A modo loro.
Non lo ammetterò mai a voce alta. Ma in fondo sono contenta che siano solo puntini lontani.
Pinocchio mi ha traumatizzata. E preferisco rinviare qualsiasi incontro ravvicinato con i grossi mammiferi.
Il cielo cambia colore.
Il sole tramonta piano.
Io scatto. Felice.
Rientriamo infreddoliti. E affamati.
Primo BBQ. A bordo piscina.
Musica. E birra.
martedì 7 settembre 2010
Ed ecco a voi Carlos!
Domenica 5 Settembre.
L’inglese mi piace. Semplificatore per eccellenza.Adoro la sua logica. Le sue sonorità un po’ goffe. La sua elementare chiarezza.
È un passe-par-tu. Ottimo in qualsiasi stagione.
Ma.
Ci sono sempre dei ma.
Non posso sopportare il neutro.
La freddezza con cui gli oggetti vengano declassati in una categoria a parte. Senz'anima.
La macchina. It.
Il caffè. It.
Anche il cane. It.
Al tramonto. Sulla strada dei laghi.
Inizia la mia battaglia per il/la nostro/a fedele compagno/a di viaggio.
Necessita di un nome.
Una macchina non può vivere tutto questo.
Macinare chilometri. Tra le foreste ed i laghi.
Riempirsi di sabbia. E di odore di mare.
E non avere un nome.
È contro il comune senso del pudore. E il buongusto.
Carlos mi pare un nome appropriato.
Carlos the huge gay car.
Non ha alcun senso.
Ma certe cose te le senti dentro.
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