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sabato 30 ottobre 2010

Incontri. E statistica.

Piccola considerazione statistica.
In Germania ci sono ottanta milioni di abitanti.
In Italia siamo in sessanta milioni.

Secondo un chiaro e lineare ragionamento logico per ogni italiano che incontro in Australia dovrei incontrare un tedesco e mezzo. Un tedesco. Un braccio. E tre gambe.
Facciamo due tedeschi interi per comodita'.
Hanno anche l’aggravante della madrepatria fredda e piovosa.
E tutto il diritto di infestare le calde coste australiane.

Ma in questi due mesi ho incontrato:
Quattro italiani.
Ventisette tedeschi.
Quarantadue inglesi.
E un numero non precisato di olandesi. Almeno una sessantina.
E loro sono solo sedici milioni.

C’è qualcosa che non mi torna in questi numeri.

Noi italiani non siamo un popolo di viaggiatori.
No. Noi emigriamo direttamente.
Abbandonando un paese che non ci merita. Svuotandolo dei suoi talenti.

Semplice rassegnazione. O puro realismo?
Vi prego illuminatemi.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il viaggio dentro se stessi.


Dopo due mesi. Tra la sabbia ed il mare. Ancora non so com’è nata l’idea di questo viaggio.

Si è chiuso un capitolo della mia vita.
Sono ufficialmente disoccupata.
Alla ricerca del mio futuro. E di una collocazione nel mondo.

E mi son voluta ritagliare uno spazio tutto mio.
Per esplorare me stessa. Ed imparare a conoscermi.
Ed amarmi.

A modo mio.

Ho tutto il tempo del mondo per pensare.
Al passato. Al futuro.
Godendomi il presente.

Scrivere questo blog.
Soffermarmi. Pensare alle parole. Ripensare. Condividere.
Non mi consente di perdermi neanche un’emozione. Di ignorarla.

Mi metto in gioco.

C’è chi mi aspetta a casa.
E chi aspettava di incontrarmi. E mi cambia la giornata.
Con un sorriso. Una parola. Una storia.

Ed ogni giorno ripenso a quel piccolo momento di follia.
Quel lampo di genio.
Che mi ha cambiato la vita.

venerdì 15 ottobre 2010

Ritratti.

Larissa è bellissima.
Efelidi. Capelli di fuoco. E pelle di porcellana.
Tra tre settimana parte anche lei. Ancora non sa dove andrà. Ma la sua valigia è già pronta.
Ci ospita di nascosto dalla nonna in vacanza.

Carol. Timida e riservata.
Lavora per il governo. Viaggia per conto suo. Alla ricerca di qualcosa di diverso.
Cerca di farci amare Brisbane sotto la pioggia.

David. La sua casa si affaccia sul mare.
Vende barche ai ricconi. E ci porta in gita sul suo piccolo catamarano.

Keith non può ospitarci.
Questo fine settimana c’è il suo raggio di sole. Oliver. Tre anni.
Ma ci invita per colazione.
Toast. Uova. Pancetta. Salsiccia. E frutta.
Costruiamo aeroplanini di carta per Oliver.
Che ci ignora allegramente preso nelle sue costruzioni.

Ognuno è diverso.
Ognuno ha le sue ragioni. I suoi perché.
Semplice amore. Voglia di viaggiare. Di conoscere qualcosa di nuovo. Di condividere.
Di scavare dentro se stessi.

Ma tutti ci accolgono con la stessa incondizionata fiducia.
E ci regalano il loro tempo. La loro storia.
Un pasto. O due.
Un tetto sopra la testa.

Non veo l'ora di ricambiare.

lunedì 11 ottobre 2010

Cosa passa per la testa di una donna.

FOTO: nailuj..,

I pantaloni mi scendono.
Devo essere dimagrita.
Impossibile.
Non faccio che mangiare. Pensare a mangiare. E pensare.
A meno che. Magari pensare al cibo consuma calorie.
Quando rientro devo brevettare la dieta del pensiero.
Assolutamente.
Quando rientro ci sara' un freddo cane.
Cosa diavolo mi metto? Devo trovare qualche temeraria che mi accompagni a fare shopping a dicembre.
In mezzo alla folla pre-natalizia.
Devo anche comprare i regali di Natale. E qualche cosa per la casa nuova. Ed organizzare la festa del rientro. Cosa cucino?
Magari faccio una cena Thai.
Riusciro' a far entrare cinquanta persone in salotto?
Thò. E' verde.
Posso attraversare.

Quando un uomo si chiede cosa passi per la testa di una donna. In realtà non vuole saperlo.
Ne sa qualcosa il povero Craig.
Che dopo questo viaggio non vorrà più senitre vedere una donna neanche dipinta.

venerdì 1 ottobre 2010

Del perché ritornerò.


dopo il diluvio
Originally uploaded by usadifranci
L’Australia è una terra meravigliosa. Intensa.
Dominata dalla Natura. E dagli elementi. Senza vie di mezzo.

Acqua.
Ovunque. Oceano. Temporali. Fiumi. E laghi.
E poi assenza. E deserto.

Fuco.
Sempre in agguato. Pronto a distruggere. E rinnovare.

Terra.
Viva e fertile. Desertica. Rossa. Impetuosa. Mutevole.

Un cielo meraviglioso sorveglia il tutto.
Le nuvole giocano a nascondino con un sole incontenibile.
E la notte le stelle.

L’Australia è giovane ed impetuosa.
Ti sconvolge. E cattura.
Lascia il segno.

Giovane ed impetuosa.
Forse troppo qualche volta.

Il suo ancestrale passato è stato cancellato di colpo.
Pagina bianca. Da cui ricominciare.
Di fretta e furia.
Ogni cittadina è uguale a se stessa. E ad ogni altra li intorno.
Insipida fotocopia della precedente.
Ci passi attraverso senza accorgertene.
Senza fermarti.

E d’improvviso mi ricordo perché amo l’Italia. E perché ritornerò.
Senza troppi rimpianti.
Con qualcosa di nuovo nel cuore.
E nella mente.

mercoledì 29 settembre 2010

Innamorarsi.



tenerezza
Originally uploaded by usadifranci
Mi manca il surf camp.
Da morire.
Non avrei mai creduto di potermi innamorare così. Incondizionatamente. Totalmente.
Dopo appena una settimana.

Invece. Eccomi qui.
Nell’idromassaggio. Sotto la pioggia.
A ripensare alla dolce fatica.
All’acqua fredda e combattiva.
Alla stanchezza alla sera.
All’entusiasmo la mattina.

Alzarsi all’alba e perdersi nelle onde.
È un desiderio fisico. E mentale.
Che sento nelle viscere. Sulla punta delle dita.
Scorre lungo la colonna vertebrale. Pulsa dietro la nuca.
Riempie ogni singola goccia del mio ego ipertrofico.

Mi ero completamente dimenticata di quanto fosse bello innamorarsi.

martedì 28 settembre 2010

Sturm und drang.

Originally uploaded by Jeroen van Eerden

Questa mattina mi sono svegliata felice.
Felice che qualcuno abbia rubato la mia macchina. E sconvolto i miei piani.
Felice di aver risposto ad un annuncio su internet. Ed aver scoperto il surf.
Felice per ogni piccolo inconveniente. Per ogni imprevisto. Per ogni incontro.

Guardo la cartina.
Il cuore batte forte nel petto.
L’emozione. La familiarità con una terra immensa. Perfetta sconosciuta e meta irraggiungibile solo due mesi fa.

Ho comprato una tavola da surf ieri.
Sette piedi di puro godimento. Curvatura classica.
Elvira. The first one.
Quattro cento dollari.

Secondo i miei precisi calcoli. Se la uso almeno sedici volte dovrei ammortizzare il costo.
Mi rendo conto che i sei anni passati sui libri di economia rovinino la poesia di questo annuncio.
Ma devo fare i conti con la dura realtà.

Devo anche aggiornare il mio itinerario. Che è ovviamente fermo alla settimana scorsa.
Tra dieci anni. Sarò fiera e felice della costanza che stò mettendo in questo blog/diario di viaggio.

Ma in questo momento sono un fiume in piena. Di emozioni. E pensieri in libertà.
Nell’amaca sul mare.
In attesa. Di qualsiasi cosa.

sabato 25 settembre 2010

Benvenuti a Byron Bay.

Dopo quattro giorni di surf. Stremati.
Proseguiamo la nostra scalata verso nord.
È incredibile come l’atmosfera cambi.

Byron Bay è una della città più famose della East Coast.
Strano miscuglio di surfisti. E dreadlocks.

Si respira un’aria di relax. Dolce e appiccicosa.
Terribilmente contagiosa.

L’ostello.
Un ballatoio sulla piscina.
Piove ancora.
Ma i ragazzi dentro l’idromassaggio sembrano non farci caso.

Stanca. Mi riprometto di fare la brava.
Cucinarmi qualcosa. Non parlare con nessuno. E buttarmi nel letto alle nove.
Per recuperare le energie.

Ma a quanto pare non sono tanto brava a mantenere le promesse.
Alle due siamo ancora qui.
Quattro chiacchiere.
Del vino.

Non ho dovuto neanche cucinare.
Chi ti offre uno spicchio di pizza.
Chi una mela.

E per entrare nello spirito giusto. Domani hop una lezione di yoga!

Auuummm.

giovedì 23 settembre 2010

I wish


shells 3x3
Originally uploaded by *omnia*
Davanti all'Oceano.
Penso.
(Si. Ogni tanto capita pure a me.)


A volte vorrei essere una conchiglia.
Una di quelle che si portano il mare dentro.
Che se sai ascoltare ti raccontano la loro storia.

E per la prima volta. Lo faccio in inglese.

Sometimes I wish I was a shell,
one of those with the sea inside.
And if you pay attention
you can hear it talking.

I risultati sono discutibili.

Ma la soddisfazione e' comunque enorme!

lunedì 20 settembre 2010

Della dipendenza.

FOTO: flu[X]y

Tutto inizia come per gioco.
Per far sapere a tua madre che sei viva e vegeta. E ti diverti.
Per passare il tempo. Ed avere una scusa per non fare la tesi.

Poi inizi a prenderci gusto.
Scopri che scrivere non è così male.
Spulci con soddisfazione il web. Alla ricerca di un bocconcino succulento.
Di un’immagine perfetta.

Il primo campanello d’allarme scatta a Sydney.
Mentre vago disperata alla ricerca di un internet caffè. E torno con una penna USB della Vodafon.
Ma cerco di ignorarlo.

Il vero tracollo lo avverto a Port Macquarie.
Quando mi scopro a scrivere un post a mezzanotte. Sotto le coperte.
Con una torcia. Per non disturbare i miei compagni di stanza.

Ciao. Mi chiamo Francesca.
Ho venticinque anni.
E sono rimasta invischiata nella rete.

sabato 18 settembre 2010

Riflessioni. Senza specchio.

FOTO: toreplatz

Navigare sui divani altrui.
All'improvviso compari nella vita di perfetti sconosciuti. A casa loro.

Tra il loro caos. Per un giorno. Una settimana. Un mese.
Chissa'.

Ti aprono una finestra sulla loro giornata.
Tu ti adatti.
Porti qualcosa di tuo la' dentro.
Una foto.
Un sorriso.
Un poco di sana cucina italiana.


Dopo un mese. Girovagando.
Non mi manca la mia stanza.
Il mio personale regno.
In cui ogni cosa ha il suo entropico perche'.
Tutto il mio mondo e' dentro la mia valigia. E non ho bisogno di nient'altro.
E' una sensazione nuova. Questa leggerezza.
E mentre dall'altra parte del globo la vita riprende uil suo corso.
Scuola.
Esami.
Autunno.
Io mi rendo conto davvero di essere qui. Per la prima volta.

giovedì 16 settembre 2010

Birra fatta in casa.

Da queste parti i surfisti coltivano il loro orticello. Pomodori. Cavoli. Patate. Nel retro.
Appendono cadaveri di vecchie tavole alle pareti.
Rubano i poster dei concerti.
La mattina dopo si alzano alle sei. Per un salto in mare prima di andare al lavoro.
E producono litri di ginger beer in casa.

Rinterpretando il concetto di giovani scapestrati.

Per produrre la vostra Ginger beer avete bisogno di:

Radici di zenzero. Grattuggiate. O in polvere.
Lievito.
Zucchero.
Succo di quattro limoni.
Una giara.
Un misurino.
Un canovaccio. Per filtrare.
Un elastico di plastica.
Tre o quattro bottiglie da due litri.
Un imbuto.

Aggiungete nella giara un cucchiaino di lievito. Due di zenzero. Quattro di zucchero. E mezzo litro di acqua fredda.
Mescolate il tutto. Sino a quando gli ingredienti si siano dissolti. Coprite con un panno e lasciate riposare.
Aggiungete ogni giorno due cucchiaini di zenzero. E quattro di zucchero. Per una settimana.

In una bacinella mischiate un chilo di zucchero. E un litro di acqua bollente.
Il succo di quattro limoni.
Bloccate con l'elastico il canovaccio attorno alla bacinella. Filtrate il contenuto della giara. Aggiungete ancora sei litri di acqua tiepida.

Riempite le bottiglie. Ma lasciate lo spazio perché possa fermentare.
Lasciate riposare per tre o quattro settimane. Facendo attenzione a non sigillare le bottiglie. Lasciatele sfiatare.
Ogni tanto controllatele. E fate uscire l'aria.

Mettete in frigorifero. E godetevi la vostra ginger beer fresca. Con gli amici.

Cheers!


Ps. Attenzione! Le bottiglie possono esplodere a causa della fermentazione! Evitate di dimenticarvele.

lunedì 30 agosto 2010

Libri in viaggio.


Alla stazione.
Aspetto il treno. Talia riposa nello zaino. Un libro mi tiene compagina.
E' una scena familiare. Assai.

Il brusio della gente.
I fischi dei treni.
Quell'aria un po' dolce che ti si appiccica addosso.

Il tempo si dilata. Scorre ad un ritmo tutto suo.
Dispettoso come non mai.

Le stazioni. Bolle spazio-temporali. Dislocate tra i Continenti.

Ciao. Sono Harry.
Un libro.
Sullo scaffale mi annoiavo. Mi e' venuta voglia di viaggiare.
Trovami. Leggimi.
E poi lasciami in un luogo pubblico.
Dove possa raccontare la mia storia a qualcun'altro.

Il mio treno arriva.
Mi alzo. Lascio Harry sulla panchina.

Buon viaggio.

giovedì 12 agosto 2010

Scrivere.


FOTO: kh2rac

Letture all’aeroporto. Editoriale dell’Internazionale. Speciale viaggi.

“Ci accostiamo al mondo, banalmente, da collezionisti.
Viaggiare, come ogni forma di intimità personale, dimostra che non possiamo aspirare ad una fedeltà assoluta, incrollabile.
Scrivere qualcosa è un atto puramente sentimentale, di conservazione, il tentativo di trattenere un momento, un’immagine.
Scrivere di viaggi è voler sconfiggere la transitorietà del nostro essere in un certo luogo.”
Helena Fitzerald, The New Inquiry, Stati Uniti

Alzo lo sguardo dal giornale. Un piccione scorrazza indisturbato per Fiumicino.

martedì 3 agosto 2010

Musica per le mie orecchie.


FOTO: presa da qui


Forse lo avrete intuito.
Amo gli anni '80. Il trash. E i luoghi comuni.

I Man at Work sono un gruppo rock-reggae australiano. Anni'80 ovviamente.
Land down under il loro più grande successo. Nel 1983 raggiunge il vertice delle classifiche in America e Gran Bretagna.

Un viaggiatore australiano che gira il mondo. Orgoglioso della sua nazionalità.
Raccolta di clichè senza fine.
Terribilmente anni '80.

Koala di peluche al guinzaglio.
Panettieri muscolosi. Docce di birra.
Sandwich alla Vegemite.
Viaggi nel deserto.

Meravigliosamente trash.
Anche nella versione ska.



Man at Work
Down under Business as usual
1981

lunedì 19 luglio 2010

Non c'è scampo


There's No Escaping It
Originally uploaded by stephaniedan

Tra-quattro-giorni-mi-laureo-sono-decisamente-in-ansia.
Dubbi. Pensieri random.

Le mie stampelle ed io siamo un pochino agitate.

Relatore latitante. Oggi ci dedica qualche minuto per vedere la presentazione.
Spero si sia degnato di leggere la mia tesi nelle vacanze.
Primo appuntamento col correlatore.

Controlliamo di aver riconsegnato tutti (ma proprio tutti) i libri alla biblioteca.

Mettiamo il libretto universitario in bella vista. Daltronde non sarebbe la prima volta che non lo porto ad un esame. E non credo che questa volta basti supplicare il Professore per farmi ammettere.

Dobbiamo riuscire ad entrare dento il maledettissimo vestito da sole. E non sarà un'impresa semplice. Ma tanto lo so che morirò di caldo dentro quell'affare.

Riusciremo a convertire le mie slides in un formato che anche uno stupido pc è in grado di leggere? Amico-Mac qualche volta mi complica la vita.
(Ricordati di convertire il formato. Ricordati di convertire il formato. Ricordati di convertire il formato. Ricordati di convertire il formato. Ricordati di convertire il formato. Ricordati di convertire il formato.)

giovedì 15 luglio 2010

Non solo surfisti e canguri



L’Italia non è un paese per giovani.
Ma questo già si sapeva.
Non è neanche un paese per donne. Gay. Emigrati. E vegetariani.
Dura vita per una giovane donna lesbica, vegetariana di colore. Se poi è pure musulmana...
Ma anche per tutti gli altri.

L’Australia invece sembra essere in cima ad ogni classifica. Quelle buone intendo.
Costo della vita. Basso.
Poco traffico.
Qualità della vita. Ottima.
Paese femminista. Le due maggiori cariche dello Stato portano la gonna.
Paese per giovani. Nato da immigrati.

Si parla inglese. Ma si respira aria asiatica.
Così dicono.

Le premesse sono ottime.
Vi farò sapere.

martedì 13 luglio 2010

Motivo numero sette: insularità



L’insularità è nel DNA. Non si può spiegare.

I confini sono segnati. Senza ombra di dubbio.
Il resto del mondo è fuori. Lontano. Lontanissimo.
Oltre il blu. Oltre le tempeste e l’odore di mare.

Una città di porto ha qualcosa di unico. Un formicolio incessante. I vicoli stretti. Gli scorci improvvisi. Gli aromi. E il brusio del mare.
E te li porti dentro. Anche a Milano.
I clacson ogni tanto riportano alla dura realtà. Ma in fondo non conta.

L'idea di perdermi in un'isola immensa mi affascina.
L'Oceano intorno. Ed i canguri che mi saltellano accanto.

domenica 4 luglio 2010

Odio l'estate


FOTO: [auro]

Odio l'estate. E il caldo.
Quando si smette di vivere. E si inizia a vegetare.
Ammetto che vegetare su una spiaggia in Sardegna è decisamente meglio che vegetare a Milano. Concordo.

Ma a me l'estate non piace.
Mi piace l'autunno. La primavera. Al massimo l'inverno.
Ma l'estate proprio no.

In estate mi annoio. Mi son sempre annoiata. Io ho bisogno di fare. Agire. Muovermi. Produrre.
(Tristi influssi milanesi)

Per questo son sempre scappata. Via lontano.
Nella fresca Inghilterra. Nella piovosa Scozia. A studiare inglese.

Lontano dall'odiosissimo sole.

Ad agosto in Australia è inverno.
Gioia e tripudio.

mercoledì 30 giugno 2010

Italica filosofia


Inserito originariamente da Paolo Cirmia

Aussie, Oz, Downunder, Wallabies: Gli australiani amano soprannominare il proprio mondo, e hanno espressioni tutte loro. Al posto di prego, non c'è di che, non preoccuparti sempre No worries. Più che un modo di dire, è una filosofia. - Beppe Severgnini

Sarà difficile adattarsi.
Forse.