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giovedì 25 novembre 2010
Alice Springs.
Alice Springs è una cittadina lenta. E sonnolenta.
Sperduta nel mezzo del nulla.
Una strada.
Qualche negozio.
Gallerie d'arte aborigena.
Il letto di un fiume asciutto l'attraversa.
Fangoso.
L'ostello è un porto di mare.
La gente viene e va.
Per una notte.
Prima di avventurarsi nel deserto.
Ed invece io resto.
Per godermi questo ultimo sorso d'Australia.
Sull'amaca.
Sotto il sole.
Un libro. E del thè.
Lontana da tutto e da tutti.
Sola con il sole. Ed i miei pensieri.
E quando si fanno troppo rumorosi.
Lì fuori c'è tutta un'umanità che mi aspetta.
venerdì 19 novembre 2010
Aria di tempesta.
Il Gran Canyon è ben diverso da come la mia fervida immaginazione l'aveva sognato.
Una parete rocciosa da scalare.
Pian piano. Con circospezione.
E poi sempre più veloce e sicura.
Un passo. Due.
E sotto i nostri occhi si apre l'orizzonte.
Profonde gole.
Camminate sull'orlo del precipizio.
Orlate di spighe dorate.
Alberi. E fiori.
Su un terreno profondamente. Indiscutibilmente rosso.
Un vento leggero ci accompagna per quattro ore.
Alla scoperta delle traccie di un passato ormai dimenticato. E quasi impensabile.
Durante il quale tutto questo era mare. Salato ed infinito.
E alle dieci.
Mentre percorriamo gli ultimi metri.
Sgranocchiando la nostra seconda colazione.
L'orizzonte cambia colore.
Le nuvole si tingono di plumbeo azzurro.
Cariche di pioggia. Ed elettricità.
Un lampo squarcia l'aria.
Qualche secondo d'attesa infinita.
Ed arriva anche il tuono.
Piove.
Piove nel deserto.
lunedì 15 novembre 2010
Uluru. Pioggia nel deserto.

Devo essermi lamentata troppo del caldo.
Perché l'omino del tempo.
Che vive sulle nuvole.
(Si. Sempre lui.)
Ha deciso di regalarmi un'esperienza unica ed indimenticabile.
Tre giorni di campeggio nel deserto.
Sotto il diluvio universale.
Chiunque può dire di aver visto Uluru sotto il sole.
Bello. Splendente. Monolitico.
Ma sono in pochi che possono vantarsi di aver visto delle cascate solcare il suo rosso manto.
Vecchio gigante arrugginito.
Figlio millenario delle viscere della terra.
Esercita un potere magico. Indescrivibile.
Custode di una cultura antica.
Che insegna a rispettare la Natura. Ed i suoi doni.
Arte. Sopravvivenza.
E conoscenza.
mercoledì 3 novembre 2010
L'ultimo mare.
Ci sono alcune città che odi a pelle.
Senza alcun motivo.
Senza aver bisogno di nessuna scusa.
Cairns è una di quelle.
Forse sono solo stufa.
Stanca del mare. Del dolce far niente. Della costa Est.
Con gli occhi troppo pieni di meraviglia per aver voglia di esplorare anche queste.
Forse è il caldo.
I trentadue gradi all'ombra fiaccano anche lo spirito più avventuroso.
Forse sono le meduse.
Che infestano le coste. Pericoli mortali e trasparenti.
Che non permettono di rinfrescarsi le idee.
Forse è la burocrazia.
La ricerca di una nuova famiglia per Carlos ed Elvira. Che mi rendono malinconica.
Forse è l'anima commerciale di questa città.
I negozi dozzinali. I souvenirs. L'omologazione.
Che non mi affascinano.
O forse sono solo io.
E i miei malumori periodici.
Ed i miei capelli troppo lunghi.
Forse un bel taglio di capelli mi aiuterebbe.
Si.
Decisamente.
Un bel taglio di capelli è quello che ci vuole.
Senza alcun motivo.
Senza aver bisogno di nessuna scusa.
Cairns è una di quelle.
Forse sono solo stufa.
Stanca del mare. Del dolce far niente. Della costa Est.
Con gli occhi troppo pieni di meraviglia per aver voglia di esplorare anche queste.
Forse è il caldo.
I trentadue gradi all'ombra fiaccano anche lo spirito più avventuroso.
Forse sono le meduse.
Che infestano le coste. Pericoli mortali e trasparenti.
Che non permettono di rinfrescarsi le idee.
Forse è la burocrazia.
La ricerca di una nuova famiglia per Carlos ed Elvira. Che mi rendono malinconica.
Forse è l'anima commerciale di questa città.
I negozi dozzinali. I souvenirs. L'omologazione.
Che non mi affascinano.
O forse sono solo io.
E i miei malumori periodici.
Ed i miei capelli troppo lunghi.
Forse un bel taglio di capelli mi aiuterebbe.
Si.
Decisamente.
Un bel taglio di capelli è quello che ci vuole.
lunedì 1 novembre 2010
L'isola magnetica.
Io sono una ragazza cittadina.
Amo Milano.
Il traffico. E lo smog.
La metro sovraffollata.
E il freddo che ti entra dentro le ossa.
Non riesco a capire come mi sia lasciata trascinare in questo bush walking.
Da Craig.
E dal nuovo compagno di avventure.
Toni. Canadese.
Con una sfrenata passione per i volatili.
Scaliamo le montagne come allegre caprette.
Caprette in infradito. Ovviamente.
Sotto il sole impetuoso dei tropici.
Alla scoperta dell’antico forte che domina l’isola.
Risalente al lontano mille novecento quaranta due.
Magnetic Island deve il suo nome ad una bussola rotta.
Ma conserva intatto il suo fascino magnetico.
Tra baie mozzafiato.
Koala.
E wallabies. Piccoli cugini dei miei amati canguri.
Amo Milano.
Il traffico. E lo smog.
La metro sovraffollata.
E il freddo che ti entra dentro le ossa.
Non riesco a capire come mi sia lasciata trascinare in questo bush walking.
Da Craig.
E dal nuovo compagno di avventure.
Toni. Canadese.
Con una sfrenata passione per i volatili.
Scaliamo le montagne come allegre caprette.
Caprette in infradito. Ovviamente.
Sotto il sole impetuoso dei tropici.
Alla scoperta dell’antico forte che domina l’isola.
Risalente al lontano mille novecento quaranta due.
Magnetic Island deve il suo nome ad una bussola rotta.
Ma conserva intatto il suo fascino magnetico.
Tra baie mozzafiato.
Koala.
E wallabies. Piccoli cugini dei miei amati canguri.
domenica 17 ottobre 2010
Le montagne di vetro.
Allora.
Ci sono un inglese.
Un italiano.
Un francese.
E due svizzeri. Che decidono di andare a fare una gita.
Le Glass House Montains si ergono nel mezzo del nulla.
Resti millenari di un antico vulcano.
La leggenda narra di una famiglia prosperosa.
Di un'alluvione.
E di un figlio codardo. Che anziché aiutare la madre e i fratelli fugge.
Ancora oggi lo si può vedere.
Inseguito dal padre furibondo.
Col capo chino. E un ruscello. Lacrima che gli solca il viso.
E da qualche parte. Nella foresta circostante.
Si nasconde un folle scienziato.
Che conduce i suoi folli esperimenti.
Alla ricerca della formula per creare la più grande.
Famelica.
E resistente.
Zanzara assassina che si sia mai vista.
Ci sono un inglese.
Un italiano.
Un francese.
E due svizzeri. Che decidono di andare a fare una gita.
Le Glass House Montains si ergono nel mezzo del nulla.
Resti millenari di un antico vulcano.
La leggenda narra di una famiglia prosperosa.
Di un'alluvione.
E di un figlio codardo. Che anziché aiutare la madre e i fratelli fugge.
Ancora oggi lo si può vedere.
Inseguito dal padre furibondo.
Col capo chino. E un ruscello. Lacrima che gli solca il viso.
E da qualche parte. Nella foresta circostante.
Si nasconde un folle scienziato.
Che conduce i suoi folli esperimenti.
Alla ricerca della formula per creare la più grande.
Famelica.
E resistente.
Zanzara assassina che si sia mai vista.
sabato 16 ottobre 2010
Maledetto raffreddore.
maiko (geisha apprentice) kyoto, japan
Originally uploaded by momoyama
Cercando di lasciarci la pioggia alle spalle.
Noosa Head è una cittadina di mare.
Surf shop e gelaterie.
La sempre utile Lonley Planet ci informa che Noosa è anche la patria delle roundabout.
Oltre cento utilissime rotatorie per tremila anime.
L'ostello rosa shocking e buddista invita a stringere legami.
Delphine. Parigina. Fisioterapeuta per bambini disabili.
Mattias e Zara. Svedesi. Biondissimi. Ed innamoratissimi.
Uzu. Dal giappone con furore. Viaggia con ben quattro tavole da surf.
Ciràn e Franzeska. Svizzeri entrambi. Parlano due lingue diverse.
La spiaggia è a due passi.
E finalmente.
Fradicia d'Oceano.
Mi dimentico della pioggia.
E scalza. In costume da bagno.
Mentre rientro in ostello.
Mi rendo conto del perché questo stupido raffreddore non mi abbandonerà a breve.
sabato 9 ottobre 2010
Brisbane per turisti.
Brisbane e' una bella donna australiana.
Calda. Umida. Tropicale.
Con un'impronta moderna.
Banani. Palme. Case dal vago sapore coloniale si confondono con i palazzi futuristici.
I colori accesi. E le forme geometriche.
Il fiume scorre lento attraverso la città'. Pigro pitone.
Nella city ampie piazze.
In cui i vecchi palazzi europei strizzano l'occhio alle giovani costruzioni moderne. Provocanti e fantasiose.
Più' a sud. In un'ansa del fiume sorge il centro culturale. Cuore pulsante della città'.
Galleria d'arte moderna. Biblioteca nazionale. Museo della scienza. Teatro.
Enormi vetrate. Fontane. E giardini.
In un corridoio buio. D'improvviso tre enormi balene cantano le loro struggenti melodie. Richiami d'amore lontani.
Proseguendo ad est. Lungo il fiume.
Sorgono i giardini tropicali.
Dentro cui si nascondono bar e ristoranti etnici.
Ed un'enorme piscina salata.
Palme. Bagnini. Ed una spiaggia dorata.
Volere e' potere.
giovedì 7 ottobre 2010
Surfers Paradise. Un nome. Una leggenda.

FOTO: usadifranci
È proprio vero.Non ci sono più i giovani di una volta.
Da quando c’è l’euro poi. I prezzi sono raddoppiati.
E non ci sono più neanche le mezze stagioni.
Abbandoniamo il NSW. E iniziamo il nostro viaggio attraverso il Queensland sotto il diluvio.
Acqua. Fulmini. Tempesta.
Il giorno dopo un sole impetuoso ci accompagna a scoprire la città.
Surfers Paradaise.
Pacchiana Mecca dei surfisti australiani.
Terra della cuccagna.
Paese dei balocchi.
Enormi grattacieli dominano la spiaggia.
In centro fast food per ogni gusto.
E la notte.
Luci e colori. Consumazioni gratuite. E donnine desnude.
Attirano i turisti nei loro locali come api al miele.
Decido da farmi tentare anche io.
Ho un debole segreto per le consumazioni gratuite.
Vanity.
Le ragazze sono decisamente svestite.
Ed io. Con i miei jeans. E le mie bretelle. Sono decisamente fuori luogo.
Ma riesco ad entrare comunque.
Forse perché in un raro momento di lucidità ho deciso di sostituire le infradito con un paio di ballerine.
Superati i controlli è d’obbligo la visita ai bagni.
Sorpresa.
Immensa stupore.
E meraviglia.
I bagni sono dotati di ben ventisette gabinetti.
Ventisette.
Li ho contati due o tre volte per essere sicura.
E ci sono pure una piastra. Un’arricciaspiccia.
E una vasta collezione di profumi. E trucchi.
Oltre che computer. Con libero accesso ad internet.
Devo ammettere che i bagni del Vanity sono un posto decisamente più chic e costoso della maggior parte dei posti che frequento generalmente.
lunedì 27 settembre 2010
Nimbin. Nuova Gomorra.
24 Settembre 2010
Il diluvio universale. Incombe su Nambin.Per lavare via l’odore di incenso. Ed illegalità che si respira.
Piove.
Come non ho visto mai.
Con rabbia. Ed elettricità.
Piove.
Sull’emporio arcobaleno.
Sul museo della mariujana.
Piove sui dreadlocks. E sui suonatori ai lati della strada.
Ci rifugiamo nella galleria d’arte locale.
Rimarrei ore a fissare le tele psichedeliche.
I paesaggi astratti. Ed irreali. Dentro i quali vorresti tuffarti.
Piove.
E sono felice. Ed elettrica.
Piove.
domenica 26 settembre 2010
Byron. Poeta maledetto.
Alle quattro e mezza suona la sveglia.
Mi guardo attorno stupefatta. Prima di ricordarmi che la notte prima abbiamo deciso di andare a vedere l’alba.
Il faro di Byron Bay è il punto più ad est di tutta l’Australia.
Questa mattina siamo i primi ad ammirare la nascita del nuovo giorno.
Oro ed arancio.
Con qualche punta di rosa. Qua e la.
E mentre le onde s’infrangono fragorose contro la scogliera.
Vorrei condividere questa magia con qualcuno che non c’è.
Raccatto i miei sentimentalismi.
Alla ricerca di un meritato caffè.
A quest’ora la città è splendida.
Vuota e muta.
Colma di sole nascente.
Sorseggiando il migliore caffè che abbia trovato agli antipodi.
Osservo la città popolarsi.
Le caffetterie riempirsi di sedie e tavolini.
Le botique aprire le vetrine.
Le macchine iniziare il loro personale viaggio.
Byron Bay ha un misterioso fascino. Poetico e vischioso.
Attesa.
Forse questa è la parola giusta.
La sensazione è quella.
Attesa.
Continua attesa. Che qualcosa accada. Prima o poi.
Facciamo armi e bagagli.
E lasciamo questa dolce ragnatela. In qui sembra che tutti amino perdersi.
sabato 25 settembre 2010
Benvenuti a Byron Bay.
Dopo quattro giorni di surf. Stremati.
Proseguiamo la nostra scalata verso nord.
È incredibile come l’atmosfera cambi.
Byron Bay è una della città più famose della East Coast.
Strano miscuglio di surfisti. E dreadlocks.
Si respira un’aria di relax. Dolce e appiccicosa.
Terribilmente contagiosa.
L’ostello.
Un ballatoio sulla piscina.
Piove ancora.
Ma i ragazzi dentro l’idromassaggio sembrano non farci caso.
Stanca. Mi riprometto di fare la brava.
Cucinarmi qualcosa. Non parlare con nessuno. E buttarmi nel letto alle nove.
Per recuperare le energie.
Ma a quanto pare non sono tanto brava a mantenere le promesse.
Alle due siamo ancora qui.
Quattro chiacchiere.
Del vino.
Non ho dovuto neanche cucinare.
Chi ti offre uno spicchio di pizza.
Chi una mela.
E per entrare nello spirito giusto. Domani hop una lezione di yoga!
Auuummm.
mercoledì 15 settembre 2010
Foresta tropicale. Ed ombrelli.
Martedì 14 Settembre 2010
Piove.Giornata ideale per la foresta pluviale.
Alberi. Felci. Palme.
Che si intrecciano in un groviglio pulsante di vita. Attraverso cui è impossibile penetrare.
Qua anche la luce è clandestina. E fatica a farsi largo.
I suoni si rincorrono tra loro. Perdendosi nel nulla.
Cinguettio tra gli alberi. Così classico. Ed esotico.
Lo scricchiolare della ghiaia sotto i piedi.
Mi perdo anche io. In contemplazione del tutto.
Ci pensa Craig a riportarmi alla realtà. Con uno dei suoni più naturali e selvatici che gli esseri umani hanno a loro disposizione.
Uno squarcio nella vegetazione. Il sole si affaccia.
Cascate. Dietro cui puoi nasconderti.
Riprende a piovere.
Diluviare per la precisione.
Per qualche oscuro motivo siamo anche provvisti di ombrello.
Ma rientriamo ugualmente fradici all'ostello.
Diluvio tropicale-ombrello britannico.
2-0.
domenica 5 settembre 2010
Cartolina dal primo road trip
sabato 4 settembre 2010
Strani incontri. E storie d'amore.
Sul molo numero quattro. Aspetto il traghetto.
Una signora si siede accanto a me.
Iniziamo a chiacchierare.
Da dove vieni. Quanto ti trattieni. Ti piace l'Australia.
Marcea è di New York. Si occupa di agopuntura. Medicina alternativa. Cucina orientale.
Ora vive sulle Blue Montains.
Mi raccomando. Domani chiamami. Così vieni a trovarci.
E ti presento i miei figli. La piccola studia fotografia.
Il grande è da qualche parte in Europa.
A cercare se stesso.
Arrivo alla stazione.
Blue Montains.
Perché lassù l'orizzonte montuoso si tinge del colore del cielo.
E' uno spettacolo mozzafiato.
Custodito dall'alba dei tempi dalle Tre Sorelle.
La storia si ripete.
Amore sbagliato. Proibito dalle leggi tribali.
Furono tramutate in roccia dal padre. Per proteggerle dalla battaglia che infuriava per il loro amore.
Ancora oggi scrutano l'orizzonte.
In attesa che qualcuno venga a liberarle.
Una signora si siede accanto a me.
Iniziamo a chiacchierare.
Da dove vieni. Quanto ti trattieni. Ti piace l'Australia.
Marcea è di New York. Si occupa di agopuntura. Medicina alternativa. Cucina orientale.
Ora vive sulle Blue Montains.
Mi raccomando. Domani chiamami. Così vieni a trovarci.
E ti presento i miei figli. La piccola studia fotografia.
Il grande è da qualche parte in Europa.
A cercare se stesso.
Arrivo alla stazione.
Blue Montains.
Perché lassù l'orizzonte montuoso si tinge del colore del cielo.
E' uno spettacolo mozzafiato.
Custodito dall'alba dei tempi dalle Tre Sorelle.
La storia si ripete.
Amore sbagliato. Proibito dalle leggi tribali.
Furono tramutate in roccia dal padre. Per proteggerle dalla battaglia che infuriava per il loro amore.
Ancora oggi scrutano l'orizzonte.
In attesa che qualcuno venga a liberarle.
giovedì 2 settembre 2010
La strada sul mare.
E' una strana sensazione.
Il sole tramonta a Kiama.
Non avere nessun programma. Nessun vincolo.
Aprire la cartina. Guardarsi intorno.
Wollongong. Ti piace.
Suona bene.
Il giorno dopo prendi il treno. E sei li.
Carol. Ventinove anni. Ingegnere.
Ha preso un giorno libero per mostrarmi la sua Australia.
Percorriamo la Grand Pacific Drive.
L'odore degli eucaliptus e' inebriante.
Meravigliose micce pronte ad esplodere. Il rischio di incendi viene annunciato ogni mattina. Assieme alle previsioni del tempo.
La strada si snoda tra pascoli.
Foreste pluviali.
Strapiombi sull'Oceano.
Piccole spiagge nascoste.
Foreste pluviali.
Strapiombi sull'Oceano.
Piccole spiagge nascoste.
Il sole tramonta a Kiama.
Accanto al faro.
Dove tra le rocce il mare cerca di raggiungere il cielo.
mercoledì 1 settembre 2010
Sydney per turisti #4. Ogni quartiere ha la sua anima.
FOTO: usadifranci
Di notte.
Dall'alto della Sydney Tower la città sembra immensa.
Un Montenegro.
Amici francesi.
La torre gira piano. Sydney si srotola sotto i tuoi occhi.
Da ogni lato.
Ogni quartiere ha la sua anima.
Ma la vita si svolge tranquilla. Ovunque.
Nella City giovani in giacca e cravatta passano la pausa pranzo a chiaccherare con te.
Che ci fai qui. Quanto ti trattieni.
E rientrano felici al lavoro.
Sul molo. Prendo il traghetto.
A Balmain piccole villette.
Nessuno rinuncia al proprio angolo di paradiso.
Possibilmente con vista sull'Oceano.
Anche Darlinghurst ha il suo fascino.
Quartiere gay/Little Italy.
Boutique. Vendono preziose opere d'arte.
Da ammirare come in un museo.
Sydeny è affascinante. Città d'incontro di culture.
Guazzabuglio di stili.
E di persone.
Dall'alto della Sydney Tower la città sembra immensa.
Un Montenegro.
Amici francesi.
La torre gira piano. Sydney si srotola sotto i tuoi occhi.
Da ogni lato.
Ogni quartiere ha la sua anima.
Ma la vita si svolge tranquilla. Ovunque.
Nella City giovani in giacca e cravatta passano la pausa pranzo a chiaccherare con te.
Che ci fai qui. Quanto ti trattieni.
E rientrano felici al lavoro.
Sul molo. Prendo il traghetto.
A Balmain piccole villette.
Nessuno rinuncia al proprio angolo di paradiso.
Possibilmente con vista sull'Oceano.
Anche Darlinghurst ha il suo fascino.
Quartiere gay/Little Italy.
Boutique. Vendono preziose opere d'arte.
Da ammirare come in un museo.
Sydeny è affascinante. Città d'incontro di culture.
Guazzabuglio di stili.
E di persone.
Inizio a capire perche' non se ne possa fare a meno.
domenica 29 agosto 2010
Bird watching e altre attività turistiche.
Lo ammetto. Ho dubitato della loro esistenza.
Dopo averne tanto parlato.
I surfisti.
Strane creature mitologiche.
Metà uomini. E metà tavole da surf.
Il loro habitat naturale è la spiaggia. Dove si riuniscono a decine. Alla ricerca dell'onda perfetta.
Bondi Beach è il luogo ideale per un po' di sano bird watching.
E finalmente li ho avvistati anche io.
Esistono. Posso confermarvelo.
Per il momento mi sono dovuta accontentare della versione autunnale.
Durante la quale indossano una fastidiosa muta nera.
Ma in estate cambiano pelle. Mutano.
(Spero che apprezziate il fine gioco di parole.)
Ed io aspetto paziente.
Dopo averne tanto parlato.
I surfisti.
Strane creature mitologiche.
Metà uomini. E metà tavole da surf.
Il loro habitat naturale è la spiaggia. Dove si riuniscono a decine. Alla ricerca dell'onda perfetta.
Bondi Beach è il luogo ideale per un po' di sano bird watching.
E finalmente li ho avvistati anche io.
Esistono. Posso confermarvelo.
Per il momento mi sono dovuta accontentare della versione autunnale.
Durante la quale indossano una fastidiosa muta nera.
Ma in estate cambiano pelle. Mutano.
(Spero che apprezziate il fine gioco di parole.)
Ed io aspetto paziente.
venerdì 27 agosto 2010
Sydeny per turisti #3. Bondi Beach.
Fredda giornata invernale.
La spiaggia è deserta.
La raccogli tutta in uno sguardo.
La sabbia bianca. Chiusa tra le scogliere.
Un'immensa piscina. Colma d'Oceano.
L'acqua limpida. Appena increspata dalle onde.
Con grande disappunto degli intrepidi surfisti.
Il cielo cupo.
Arriva il vento.
Si porta via le nuvole.
E riempie la spiaggia.
Un'orda di giapponesi. Con le loro macchine fotografiche.
Si avventa sui pacifici gabbiani.
Click. Click.
I gabbiani li guardano perplessi.
Più avanti una coppietta scrive i loro nomi sulla spiaggia.
Durano l'eternità di un attimo.
Passa un'onda e se li porta via.
I nomi. Non la coppietta.
Loro restano lì.
A fissare i gabbiani.
Che fissano i giapponesi.
La spiaggia è deserta.
La raccogli tutta in uno sguardo.
La sabbia bianca. Chiusa tra le scogliere.
Un'immensa piscina. Colma d'Oceano.
L'acqua limpida. Appena increspata dalle onde.
Con grande disappunto degli intrepidi surfisti.
Il cielo cupo.
Arriva il vento.
Si porta via le nuvole.
E riempie la spiaggia.
Un'orda di giapponesi. Con le loro macchine fotografiche.
Si avventa sui pacifici gabbiani.
Click. Click.
I gabbiani li guardano perplessi.
Più avanti una coppietta scrive i loro nomi sulla spiaggia.
Durano l'eternità di un attimo.
Passa un'onda e se li porta via.
I nomi. Non la coppietta.
Loro restano lì.
A fissare i gabbiani.
Che fissano i giapponesi.
mercoledì 25 agosto 2010
Sydney per turisti #2. Chinatown.
Io e Talìa continuiamo nel nostro girovagare.
Proprio dietro il porto c'è Chinatown.
Il Giardino Cinese è fantastico.
Oasi di pace.
Acqua. E bonsai.
Minuscole riproduzioni della perfezione.
Una bimba bionda sfoggia orgogliosa il suo kimono.
E sorride felice quando le scatto una foto.
Più avanti ci si perde nei vicoli.
Ideogrammi.
Tea shop. Dove brufolosi adolescenti asiatici condividono confidenze. E tazze di tea.
I parrucchieri promettono ginger look.
File di ristoranti. Per ignari turisti alla ricerca di sapori speziati.
Sembra davvero di essere in un altro mondo.
Riguardo le foto che ho scattato.
E l'illusoria sensazione di aver catturato l'anima di questo posto svanisce.
Ma è proprio questo il bello.
Così sono costretta a tornarci.
Proprio dietro il porto c'è Chinatown.
Il Giardino Cinese è fantastico.
Oasi di pace.
Acqua. E bonsai.
Minuscole riproduzioni della perfezione.
Una bimba bionda sfoggia orgogliosa il suo kimono.
E sorride felice quando le scatto una foto.
Più avanti ci si perde nei vicoli.
Ideogrammi.
Tea shop. Dove brufolosi adolescenti asiatici condividono confidenze. E tazze di tea.
I parrucchieri promettono ginger look.
File di ristoranti. Per ignari turisti alla ricerca di sapori speziati.
Sembra davvero di essere in un altro mondo.
Riguardo le foto che ho scattato.
E l'illusoria sensazione di aver catturato l'anima di questo posto svanisce.
Ma è proprio questo il bello.
Così sono costretta a tornarci.
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